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MANOVRA: LE RAGIONI BI PARTISAN

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MANOVRA: LE RAGIONI BI PARTISAN

 

Questo l’articolo apparso sul sito Agenzia Parlamentare. Non commenterò per non ripetere a iosa che tutto è stato fatto in fretta e ad hoc (complice Bersani e PD) per fare in modo che i privilegi e gli stipendi della casta non venissero toccati. Un bel “BRAVI” a tutti. Bravi che vi siete tutelati a scapito dei poveri cittadini.

MANOVRA: LE RAGIONI BI PARTISAN

(AGENPARL) – Roma, 16 lug – Il Parlmento ha accolto gli appelli di Napolitano alla coesione nazionale e ha approvato in tempi record la manovra finanziaria. Ma ieri durante le dichiarazioni di voto di Pier Luigi Bersani e Fabrizio Cicchitto non sono mancate le ragioni della critica e quelle della difesa. Il Segretario del Pd, non ha risparmiato colpi alla maggioranza invitandola più volte alle dimissioni, ma ha ufficializzato quello che va dicendo da mesi. In questa manovra come in tutta la politica di Tremonti manca uno spiraglio di crescita, di sviluppo, di ottimismo. E’ una manovra fortemente penalizzante che va ad incidere in maniera negativa su tutte le prestazioni essenziali fornite dagli enti locali. Ed è stato chiaro a tutti che questa manovra l’avrebbero pagata soprattuto quei ceti che dei servizi pubblici sono normali usufruitori.
Dall’altro canto però, Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera, ha cercato di scaricare le responsabilità della crisi sull’Europa. Non si puo’ avere una moneta unica e ventisei politiche economiche, diceva ieri a Montecitorio. E’ vero, come è vero che gli Stati membri non rinuncerebbero ad un millimetro della loro sovranità nazionale. Finora gli appellli dell’Europa agli stati membri di fare un passo indietro di fronte alle grandi decisioni, sono andati sempre a vuoto. Questo è un momento critico per l’Italia, ma anche per l’Europa nel suo insieme dal punto di vista finanziario che vuol dire a questo punto anche politico. In questo momento l’Italia, nonostante una manovra che in molti descrivono come “lacrime e sangue”, deve trovare da parte dello Stato non solo il bastone, ma anche la carota. Il Paese ha bisogno di uno Stato centrale ancora capace di scommettere ed investire sul proprio territorio. L’effetto peggiore, in questo momento, che questa manovra potrà avere sarà quello di fermare la spesa. Sarebbe una vera mannaia per un’economia che fino ad ora è resistita alla crisi grazie ai tesoretti degli anziani. Ma ora che anche questi piccoli patrimoni familiari raschiano il fondo, si rischia sul serio il collasso generalizzato.
Dal suo canto l’Unione Europea deve tessere un importante centro decisionale e strategico per far si che quello siglato a Roma nel 1957 non resti solo un pezzo di carta.

Written by piodalcin

17/07/2011 at 1:48 am

Immigrazione. Camera Approva Decreto Rimpatri

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IMMIGRAZIONE: CAMERA APPROVA DECRETO RIMPATRI Scritto da Agenparl Dimensione carattere Stampa E-mail Valuta questo articolo 1 2 3 4 5 (AGENPARL) – Roma, 14 lug – L’Aula ha approvato la conversione in legge del cosiddetto decreto rimpatri, varato a giugno dal governo per recepire le direttive comunitarie del 2004 e del 2008, rispettivamente sulla libera circolazione dei cittadini comunitari e sul rimpatrio dei clandestini. La prima direttiva era già stata recepita nel 2007, ma le osservazioni dell’Unione europea e l’apertura di procedure di infrazione contro il nostro paese hanno obbligato il governo a recepirla nuovamente e con modalità diverse. Altro discorso per quella del 2008: i termini per recepirla sono scaduti addirittura il 24 dicembre scorso. Per quello che riguarda la parte sulla libera circolazione dei cittadini comunitari, il decreto prevede: l’attestazione, che deve essere ufficiale, di una relazione stabile tra il cittadino comunitario e il partner della cui circolazione e soggiorno si tratti; l’eliminazione del riferimento all’obbligo del visto d’ingresso ai fini del soggiorno fino a tre mesi, dell’iscrizione anagrafica per i familiari del cittadino comunitario nonché del rilascio della carta di soggiorno di durata superiore a tre mesi per i medesimi soggetti; la “valutazione della situazione complessiva personale dell’interessato”, quale elemento da considerare nella verifica della sussistenza del requisito della disponibilità delle risorse economiche sufficienti a garantire il soggiorno oltre i tre mesi; e ancora, tra le altre cose, le modifiche della disciplina dei presupposti dell’allontanamento dal territorio dello Stato sia del cittadino comunitario che dei suoi familiari; la previsione che l’eventuale ricorso al sistema di assistenza sociale non va considerato, automaticamente, come causa di allontanamento, ma valutato caso per caso; infine la consultazione tra gli Stati membri per l’acquisizione di informazioni. La disciplina sui rimpatri – quella che recepisce la direttiva europea del 2008 – va a modificare e integrare il Testo unico in materia di immigrazione. Prevede: l’esclusione del reato di ingresso e soggiorno illegale per lo straniero, in uscita dal territorio nazionale, identificato durante i controlli di frontiera; l’esclusione dell’espulsione per lo straniero irregolare identificato alla frontiera; l’esecuzione dell’espulsione con accompagnamento alla frontiera in una serie tassativa di casi, quali l’esistenza del rischio di fuga; l’indicazione dei rimanenti casi nei quali non si procede all’espulsione forzata, bensì all’intimazione ad abbandonare il territorio dello Stato; la richiesta dello straniero al prefetto di un periodo, tra 7 e 30 giorni, per la partenza volontaria, nei casi in cui non ricorrono le condizioni per l’allontanamento coatto, con possibilità di proroga di tale periodo in considerazione di diversi fattori. Tra i punti più controversi ci sono l’aumento fino a 18 mesi del periodo massimo di permanenza nei centri di accoglienza e l’espulsione immediata degli immigrati irregolari considerati pericolosi. Il decreto, che ora passa al Senato, scade il 22 agosto.

Written by piodalcin

14/07/2011 at 10:46 pm

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