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Politica e previsioni sul futuro

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Previsioni sulla politica italiana per il futuro:
Il pdl verra’ sciolto e ritorneranno a formarsi i partiti che lo hanno composto, rivendicando la loro autonomia e andando a creare nuovi poli che andranno ad allearsi a comporre nuove alleanze. La Lega si scindera’ in due o piu’ correnti altrimenti e’ destinata a perdere ben piu’ consensi, vista l’impopolarita’ di certe decisioni come quella dei ministeri al Nord che non servono assolutamente a niente rispetto ai problemi concreti della gente. Maroni diventera’ il nuovo leader del carroccio e forse anche il nuovo primo ministro del dopo berlusconi. Gli Italiani chiederanno un referendum per abrogare le ricche paghe dei parlamentari ed i loro privilegi.La sinistra privata del suo bersaglio preferito berluscono continuera’ ad arrovellarsi cercando un programma vero per governare con i suoi “dinosauri” senza riuscirci e trovera’ un nuovo bersaglio sul quale scaricare le sue frustrazioni. Grillo continuera’ a cavalcare il malcontento “monetizzando” con i banners del suo cliccatissimo blog. Infine i tre moschettieri del terzo polo continueranno a voltarsi ora a destra ora a sinistra a seconda di come tira il vento, come sono soliti a fare i voltagabbana, e in tutto questo baillame a rimetterci, come sempre saranno i poveri pensionati, i disoccupati, i cassintegrati, i giovani in cerca di lavoro per pagare un mutuo che petmetta loro di farsi una famiglia, mentre chiedendo enormi sacrifici al popolo, i parlamemtari continueranno a vivere come nababbi con le loro pensioni d’oro e le loro paghe stratosferiche, poiche’ alla fine, troveranno il sistema per non fare il referendum di cui sopra

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Casta politica l’Italia si sta stancando

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POLITICA E CASTA

Arresto Papa, Maroni allarma il Pdl
Berlusconi: siamo noi l’anti-casta
Preoccupazione nel partito per le difficoltà di Alfano

di Marco Conti
ROMA – Gongola Roberto Maroni e sorride soddisfatto Giancarlo Giorgetti. «Noi siamo stati coerenti», ripete il ministro dell’Interno mentre guadagna veloce l’uscita di Montecitorio. Eh già perché lunedì sera, durante la cena ad Arcore, Maroni l’aveva spiegato chiaro al Cavaliere che «noi siamo per la pulizia».

E che «alla fine nella Lega nessuno si tirerà indietro». Eppure il premier aveva fatto spallucce, preoccupato non tanto del destino di Papa, quanto del cambio di linea nel Carroccio e della voglia leghista di non restare travolti dal sentimento anti-casta insediatosi ormai anche nell’elettorato di centrodestra.

«Per il governo non cambia nulla», ripeteva già da qualche giorno il presidente del Consiglio, consapevole di un possibile esito negativo del voto e della possibile valanga di richieste di arresto che potrebbero presto abbattersi sul Parlamento e che il Carroccio, a trazione-maroniana, difficilmente potrà ostacolare. D’altra parte il nuovo equilibrio esistente nella Lega parla chiaro e grazie a Bossi, per ora, è disposta a concedere il suo petto ad un solo perseguitato: Berlusconi.

«Maroni – spiega un ministro del Pdl – è riuscito a fare nel suo partito ciò che in molti speriamo faccia Alfano al più presto nel Pdl». Un auspicio e una speranza che ieri, dopo la debaclè in aula, si sono fatti ancora più forti, ma che si scontra con la scarsissima voglia di Berlusconi di dare altro spago all’Alfano-segretario che piace e convince quando parla, ma che si trova ancora imbrigliato e costretto a finire a cena, ai Due Ladroni, con La Russa, Gasparri e Corsaro.

Il via libera all’arresto per Papa deprime l’umore dei deputati del Pdl e di qualche ministro che temono di finire nel clima del ’93, perché, spiega affranto un peones, «fatto un Papa se ne fanno fuori altri». Ovviamente in un clima ricco di sospetti, Berlusconi da tempo ha, grazie a sondaggi e focus group, il polso dell’umore del Paese che mal sopporta i privilegi della casta specie in un momento di forte crisi economica. Un umore anti-palazzo che traspare con molta evidenza dai giornali di famiglia e che il Cavaliere è tentato di cavalcare sperando di ripetere più o meno lo stesso schema del ’92-’93, quando le sue televisioni sostennero a spada tratta Mani Pulite. D’altra parte Berlusconi si è sempre ritenuto fuori dalla casta bisognosa di pensioni d’oro, auto blu, scorte e privilegi vari e portatore sano di un idea dell’Italia nella quale – come ha spiegato ieri mattina ai coordinatori del Pdl «si fa valere il merito nella scelta delle persone».

«Possiamo vincere le elezioni, con una forza nuova e con una nuova partenza – ha sostenuto il premier ieri mattina – possiamo vincere ancora». Ed è proprio la «forza nuova» e «la nuova partenza» a preoccupare deputati e senatori già in ansia per un posto in lista e da ieri sera ancor più preoccupati per come il clima anti casta ha perforato Montecitorio riportando Maroni a sedere tra i banchi del gruppo della Lega. Come nel ’93.

«Due giornali vicini a noi – ha ammesso ieri il premier parlando ai suoi coordinatori regionali – ci vanno giù più duro di tutti gli altri». Una presa di distanza dalla campagna stampa anti-privilegi condotta da due quotidiani vicinissimi al centrodestra, simile alle tante altre prese di distanza fatte dal Cavaliere in occasioni diverse e altrettanto controverse. Un’affermazione che conferma come il premier abbia fiutato l’aria da tempo ed è pronto a tornare «a quello spirito del ’94 che permetterà – come ha spiegato – di fare piazza pulita di coloro che sono nel Pdl per fare affari».

E così, mentre deputati e senatori si interrogano da ieri su «chi sarà il prossimo» dopo Papa, Berlusconi promette di tornare a settembre a battere l’Italia, «regione per regione», alla ricerca di «aria nuova» e di «nuova linfa». Una prospettiva che allarma quanti nel Pdl ci sono da tempo e sperano di rientrare in lista, e che fa dire all’estroso e ironico deputato Mario Pepe che «la prossima volta Berlusconi il predellino lo fa con noi sotto».
Ieri sera a palazzo Grazioli, Berlusconi ha riunito un consiglio di guerra composto dai capigruppo Cicchitto, Gasparri e Quagliariello, dal segretario Alfano e dal capogruppo di Popolo e Territorio Silvano Moffa. L’ordine di scuderia è di andare avanti e che «ciò che è accaduto non ha conseguenze sul governo», ma già oggi potrebbe registrarsi una nuova spaccatura nella maggioranza, al momento del voto in aula sul rifinanziamento della missione in Libia. La Lega, a trazione Maroni, non ci sta e voterà contro. Anche se stavolta provvederà l’opposizione a salvare la missione militare, si ripeterà lo schema del decreto-rifiuti. «In queste condizioni è difficile reggere», spiega un ministro che dopo il voto in aula ha sconsigliato il Cavaliere a tirare diritto davanti al deputato Papa che, come pietrificato, lo inseguiva con lo sguardo.

«Bossi non tradirà mai, finché ci sono io c’è lui», ripeteva ieri sera il Cavaliere convinto di poter andare avanti sino a fine anno e di scongiurare comunque qualsiasi ipotesi di governo tecnico.

Il Senatùr però ieri sera non si è fatto trovare da Berlusconi che spera di intercettarlo domani in consiglio dei ministri, visto che oggi sarà impegnato a Bruxelles per il Consiglio europeo straordinario. «Se domani in consiglio dei ministri ci troviamo solo Maroni – sostiene a sera sconsolato un sottosegretario – vuol dire però che il governo è finito».

Written by piodalcin

21/07/2011 at 11:17 am

MANOVRA: LE RAGIONI BI PARTISAN

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MANOVRA: LE RAGIONI BI PARTISAN

 

Questo l’articolo apparso sul sito Agenzia Parlamentare. Non commenterò per non ripetere a iosa che tutto è stato fatto in fretta e ad hoc (complice Bersani e PD) per fare in modo che i privilegi e gli stipendi della casta non venissero toccati. Un bel “BRAVI” a tutti. Bravi che vi siete tutelati a scapito dei poveri cittadini.

MANOVRA: LE RAGIONI BI PARTISAN

(AGENPARL) – Roma, 16 lug – Il Parlmento ha accolto gli appelli di Napolitano alla coesione nazionale e ha approvato in tempi record la manovra finanziaria. Ma ieri durante le dichiarazioni di voto di Pier Luigi Bersani e Fabrizio Cicchitto non sono mancate le ragioni della critica e quelle della difesa. Il Segretario del Pd, non ha risparmiato colpi alla maggioranza invitandola più volte alle dimissioni, ma ha ufficializzato quello che va dicendo da mesi. In questa manovra come in tutta la politica di Tremonti manca uno spiraglio di crescita, di sviluppo, di ottimismo. E’ una manovra fortemente penalizzante che va ad incidere in maniera negativa su tutte le prestazioni essenziali fornite dagli enti locali. Ed è stato chiaro a tutti che questa manovra l’avrebbero pagata soprattuto quei ceti che dei servizi pubblici sono normali usufruitori.
Dall’altro canto però, Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera, ha cercato di scaricare le responsabilità della crisi sull’Europa. Non si puo’ avere una moneta unica e ventisei politiche economiche, diceva ieri a Montecitorio. E’ vero, come è vero che gli Stati membri non rinuncerebbero ad un millimetro della loro sovranità nazionale. Finora gli appellli dell’Europa agli stati membri di fare un passo indietro di fronte alle grandi decisioni, sono andati sempre a vuoto. Questo è un momento critico per l’Italia, ma anche per l’Europa nel suo insieme dal punto di vista finanziario che vuol dire a questo punto anche politico. In questo momento l’Italia, nonostante una manovra che in molti descrivono come “lacrime e sangue”, deve trovare da parte dello Stato non solo il bastone, ma anche la carota. Il Paese ha bisogno di uno Stato centrale ancora capace di scommettere ed investire sul proprio territorio. L’effetto peggiore, in questo momento, che questa manovra potrà avere sarà quello di fermare la spesa. Sarebbe una vera mannaia per un’economia che fino ad ora è resistita alla crisi grazie ai tesoretti degli anziani. Ma ora che anche questi piccoli patrimoni familiari raschiano il fondo, si rischia sul serio il collasso generalizzato.
Dal suo canto l’Unione Europea deve tessere un importante centro decisionale e strategico per far si che quello siglato a Roma nel 1957 non resti solo un pezzo di carta.

Written by piodalcin

17/07/2011 at 1:48 am

I due Referendum che non vedremo mai

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Il primo Referendum per il quale andrei a votare, aspettando che aprano le urne per essere uno dei primi della fila, e per il quale sono sicuro il quorum mai raggiunto  sarebbe cosa certa, vorrei che fosse la proposta di legge per decurtare gli stipendi ai parlamentari, ed assieme a questo, anche tutti i privilegi dei quali immeritatamente godono,non ultimo quello di usufruire di pensioni molto ricche dopo soli pochissimi anni di “lavoro”. Quando capiremo che queste ingiustizie sociali vanno estirpate e combattute alla radice sarà sempre troppo tardi. La rivoluzione dei Paesi Arabi ci insegna che la tolleranza dei popoli arriva fino ad un certo limite e poi travolge come uno Tsunami la “casta” che ha creato le ingiustizie sociali stesse. Ben lungi da paragonare l’ Italia a quei paesi viste le differenze dello stile di vita e le libertà di cui godiamo nel Bel Paese, ma a che prezzo, e, mentre le famiglie faticano sempre più a sbarcare il lunario, operai licenziati, in cassa integrazione, aziende che chiudono i battenti, stride come le unghie su una lavagna il “percorso preferenziale” riservato a chi viene eletto. Siano esse cariche amministrative locali oppure cariche Parlamentari ad alto livello, gli stipendi ed i benefici superano di gran lunga la meritatissima paga di un operaio che deve lavorare quarant’anni per andare in pensione con un decimo di quella di un Parlamentare che ha “lavorato” (si fa per dire) due anni. Queste sono le ingiustizie che dovrebbero far riflettere gli Italiani ma non succederà. Ci penseranno loro, i politici, a distrarre l’attenzione da queste problematiche spacciandole per sovversive e di poco conto e noi continueremo a pagare per una classe politica inetta e capace solo di gestire i propri sporchi interessi.

Le  rivoluzioni (non violente è ovvio) cominciano sempre dal basso; allora mi chiedo, perchè, nonostante il clima di intolleranza e sfiducia verso la classe politica da parte dei cittadini italiani, continuiamo a permettere che vengano retribuiti in una maniera così vergognosa? L’italia s’è desta? Non credo mica. L’italia e gli Italiani si sta rimbecillendo ed accettando tasse e vessazioni di ogni tipo.

Sarebbe si ora di svegliarsi ma ormai è troppo tardi. Sia chiaro che non sto facendo una valutazione di parte, politicamente, ma semplicemente una valutazione da semplice cittadino indignato.

Il secondo Referendum che non vedremo mai sarà quello sulla volontà o meno del popolo Italiano a far parte dell’Europa Unita. Ce l’hanno imposta, come una tassa. Prima con la lira si riusciva a vivacchiare. Con l’avvento dell’Euro è cambiato tutto e non solo hanno dimezzato il potere d’acquisto dei nostri soldi (1 euro=1000 lire, altro che 1936,27) ma ci impongono regole che vietano certi prodotti artigianali che da secoli fanno parte della nostra Storia.

Usciamo dall’Europa e facciamo loro vedere di che cosa è capace l’Italia da sola, senza lo straffottente potere impostoci dalle banche Francesi e Tedesche. Svegliamoci. Non possiamo permettere alla Serbia di entrare in Europa e tantomeno alla Turchia. Anzi, lasciamoli entrare ma usciamone noi.

Un’utopia, purtroppo lo so, ma a me piace sognare un’Italia Libera ed indipendente da tutti gli strapoteri. Con le Regioni che si gestiscono da sole ed investono dove credono meglio nel loro territorio. Il modello Americano di Stati con un potere centrale va benissimo. Tutte le Regioni fanno parte dell’Italia indistintamente ed hanno poteri autonomi, in base alle esigenze del territorio e della propria storia e demografia. Viva il tricolore per il quale milioni hanno perso la vita nei secoli, ma viva anche le Regioni nella loro autonomia.

Facciamoli sti due Referendum e mostriamo al mondo che l’Italia è un Paese pieno di risorse senza dover elemosinare da nessun altro Paese Europeo come Germania e Francia, veloci a chiedere soldi per aiutare Grecia Portogallo irlanda ma lentissimi a dimostrare solidarietà quando un problema gigantesco come quello dei profughi approda alle nostre  amate sponde.

Sarebbe troppo bello….(anatomia di un referendum impossibile)

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E se i Referendum fossero per ridurre notevolmente gli stipendi in Parlamento?o?

Grande strumento per conoscere da vicino gli umori e le tendenze dell’elettorato, i referendum sono sempre stati temuti dai parlamentari, sia di destra che di sinistra, a seconda dei casi specifici. Nessuno ad esempio si è mai sognato di fare un referendum sull’ingresso dell’Italia in Europa. I “Chissenefrega del popolo bue” hanno deciso per noi (nelle cose importanti fanno sempre così). Hanno deciso loro e basta.
Perchè allora, mi chiedo, non fanno un bel referendum se il popolo vuole o meno ridurre gli stipendi ai parlamentari, in forma drastica cioè; se la paga di un operaio è di mille euro, tanto dovrebbero guadagnare i vari volti più o meno nuovi (di solito sono sempre gli stessi che girano nel calderone della politica come i fagioli nella pentola) della politica. Niente benefici pensionistici dopo due anni. Se fanno questo mestiere dovrebbero farlo per passione no? Impossibile neanche a pensarci, o a proporre una simile cosa. Via le auto blu, via la scorta, via i cellulari gratuiti ed i computer già pagati. Questo referendum porterebbe a un quorum del 90 percento o più, ma ovviamente resterà per sempre “Fantapolitica”
In più ci prendono in giro con i loro finti baletti di corte, tutto verso a farci sembrare che si stiano scannando reciprocamente, salvo poi essere fotografati sorridente insieme, anche dopo una bella rissa di fronte alle telecamere.
Tutto fa brodo. L’importante per loro è quello di creare conflitto tra gli elettori , l’unità dei quali porterebbe di sicuro ad un DEFENESTRAMENTO di tutti i politici, e non ne salveremo nemmeno uno, diciamoci la verità.
Val la pena quindi tenere ben diviso e frazionato l’elettorato, in modo che (svegliandosi) un giorno non si accorga di quanto i politicanti stiano spremendolo e ridurlo ai minimi termini, mentre loro viaggiano in comodi aerei ed elicotteri per vedere dall’alto tutto a costo di alzarci le tasse.
e
Il parlamento è diventato una burla alla quale i cittadini non possono e non debbono assistere con il terribile rischio di vedersi aumentare le tasse o la benzina ,i prodotti alimentari o il costo dell’autostrada. Non sapremo mai dove vanno a finire tutti quei soldi, ma non importa. Da veri Italiani difenderemo il nostro Sacro Suolo da eventuali “rigurgiti” politici inamissibili nell’era di Internet e You Tube. Non scenderemo in piazza come in Tunisia, Egitto, Yemen, Giordania a reclamare la nostra democrazia stuprata dalla casta dirigente ed il perchè e’ spiegato dal nostro comodo,obeso modo di vivere che non tollera le rivoluzioni.
Verrà un giorno quando anche l’Italiano medio si incazzerà e si accorgerà di essere stato privato di beni essenziali, e ha dovuto fare degli enormi sacrifici, per mantenere un esercito di sbruffoni buoni a nulla, allora forse avremmo anche noi la “nostra” piccola  rivoluzione, mandando a casa chi ci governererà male.Passerà la proposta di un Referendum sul fatto che troppi politici fanno quello che dovrebbero fare solo per interesse e non certo per amore del popolo sovrano

Written by piodalcin

04/06/2011 at 12:48 am

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