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Politica e previsioni sul futuro
Previsioni sulla politica italiana per il futuro:
Il pdl verra’ sciolto e ritorneranno a formarsi i partiti che lo hanno composto, rivendicando la loro autonomia e andando a creare nuovi poli che andranno ad allearsi a comporre nuove alleanze. La Lega si scindera’ in due o piu’ correnti altrimenti e’ destinata a perdere ben piu’ consensi, vista l’impopolarita’ di certe decisioni come quella dei ministeri al Nord che non servono assolutamente a niente rispetto ai problemi concreti della gente. Maroni diventera’ il nuovo leader del carroccio e forse anche il nuovo primo ministro del dopo berlusconi. Gli Italiani chiederanno un referendum per abrogare le ricche paghe dei parlamentari ed i loro privilegi.La sinistra privata del suo bersaglio preferito berluscono continuera’ ad arrovellarsi cercando un programma vero per governare con i suoi “dinosauri” senza riuscirci e trovera’ un nuovo bersaglio sul quale scaricare le sue frustrazioni. Grillo continuera’ a cavalcare il malcontento “monetizzando” con i banners del suo cliccatissimo blog. Infine i tre moschettieri del terzo polo continueranno a voltarsi ora a destra ora a sinistra a seconda di come tira il vento, come sono soliti a fare i voltagabbana, e in tutto questo baillame a rimetterci, come sempre saranno i poveri pensionati, i disoccupati, i cassintegrati, i giovani in cerca di lavoro per pagare un mutuo che petmetta loro di farsi una famiglia, mentre chiedendo enormi sacrifici al popolo, i parlamemtari continueranno a vivere come nababbi con le loro pensioni d’oro e le loro paghe stratosferiche, poiche’ alla fine, troveranno il sistema per non fare il referendum di cui sopra
Berlusconi – I “liberi servi del Cavaliere” si ritrovano a Roma
(AGENPARL) – Roma, 08 giu – Si autodefiniscono ironicamente i ‘liberi servi del Cavaliere’ per la loro amicizia e vicinanza a Silvio Berlusconi. Così vicini da ritrovarsi tutti insieme oggi in un teatro di Roma – il Capranica – solo per dire all’amico premier fiaccato dalla batosta elettorale e indebolito dagli agguati interni al suo partito: “rialzati e torna a combattere”. Sono i direttori dei principali quotidiani di centrodestra – Giuliano Ferrara (Il Foglio), Vittorio Feltri e Alessandro Sallusti (Il Giornale), Maurizio Belpietro (Libero) e Mario Sechi (Il Tempo) -, che hanno dato vita a questa iniziativa per cercare di capire come il Pdl sia potuto arrivare alla sconfitta delle ultime amministrative – “un disastro, una tragedia, quello che è successo a Napoli”, dice Ferrara – e quale strada debba imboccare per uscire dal guado.
In una sala stracolma, il direttore del Foglio lancia la sua proposta per la ‘rinascita’ del Pdl: primarie generali, con tanto di data, il 1° e 2 ottobre. “Berlusconi sostituisca l’autocrazia con la democrazia – dice Ferrara -, il nostro consiglio disinteressato è di rimettersi in gioco. Il Pdl deve diventare un’altra cosa da quello che abbiamo conosciuto e in discussione devono essere messi anche i potenziali leader”. Guarda caso ad ascoltarlo, in prima fila, ci sono Denis Verdini, Daniela Santanchè, i ministri Renato Brunetta e Giorgia Meloni.
Berlusconi non partecipa a quella che viene definita “una festa in suo onore”, sebbene fino all’ultimo si attende almeno una sua telefonata, ma tutta l’analisi politica di Ferrara, che pure non concede sconti, ruota attorno a lui: ”Berlusconi è l’alfa e l’omega della storia d’Italia degli ultimi anni”, ma dopo i ballottaggi “avrebbe dovuto ascoltare il segnale degli elettori e dire: ‘mi rimetto a lavorare, anche in contraddizione con i miei avversari e con la libera stampa”.
Alla fine la ‘festa’ finisce. Rimangono i consigli – tutto da vedere, adesso, se saranno ascoltati – e una sagoma a grandezza naturale di Silvio Berlusconi lasciata lì sul palco.
I due Referendum che non vedremo mai
Il primo Referendum per il quale andrei a votare, aspettando che aprano le urne per essere uno dei primi della fila, e per il quale sono sicuro il quorum mai raggiunto sarebbe cosa certa, vorrei che fosse la proposta di legge per decurtare gli stipendi ai parlamentari, ed assieme a questo, anche tutti i privilegi dei quali immeritatamente godono,non ultimo quello di usufruire di pensioni molto ricche dopo soli pochissimi anni di “lavoro”. Quando capiremo che queste ingiustizie sociali vanno estirpate e combattute alla radice sarà sempre troppo tardi. La rivoluzione dei Paesi Arabi ci insegna che la tolleranza dei popoli arriva fino ad un certo limite e poi travolge come uno Tsunami la “casta” che ha creato le ingiustizie sociali stesse. Ben lungi da paragonare l’ Italia a quei paesi viste le differenze dello stile di vita e le libertà di cui godiamo nel Bel Paese, ma a che prezzo, e, mentre le famiglie faticano sempre più a sbarcare il lunario, operai licenziati, in cassa integrazione, aziende che chiudono i battenti, stride come le unghie su una lavagna il “percorso preferenziale” riservato a chi viene eletto. Siano esse cariche amministrative locali oppure cariche Parlamentari ad alto livello, gli stipendi ed i benefici superano di gran lunga la meritatissima paga di un operaio che deve lavorare quarant’anni per andare in pensione con un decimo di quella di un Parlamentare che ha “lavorato” (si fa per dire) due anni. Queste sono le ingiustizie che dovrebbero far riflettere gli Italiani ma non succederà. Ci penseranno loro, i politici, a distrarre l’attenzione da queste problematiche spacciandole per sovversive e di poco conto e noi continueremo a pagare per una classe politica inetta e capace solo di gestire i propri sporchi interessi.
Le rivoluzioni (non violente è ovvio) cominciano sempre dal basso; allora mi chiedo, perchè, nonostante il clima di intolleranza e sfiducia verso la classe politica da parte dei cittadini italiani, continuiamo a permettere che vengano retribuiti in una maniera così vergognosa? L’italia s’è desta? Non credo mica. L’italia e gli Italiani si sta rimbecillendo ed accettando tasse e vessazioni di ogni tipo.
Sarebbe si ora di svegliarsi ma ormai è troppo tardi. Sia chiaro che non sto facendo una valutazione di parte, politicamente, ma semplicemente una valutazione da semplice cittadino indignato.
Il secondo Referendum che non vedremo mai sarà quello sulla volontà o meno del popolo Italiano a far parte dell’Europa Unita. Ce l’hanno imposta, come una tassa. Prima con la lira si riusciva a vivacchiare. Con l’avvento dell’Euro è cambiato tutto e non solo hanno dimezzato il potere d’acquisto dei nostri soldi (1 euro=1000 lire, altro che 1936,27) ma ci impongono regole che vietano certi prodotti artigianali che da secoli fanno parte della nostra Storia.
Usciamo dall’Europa e facciamo loro vedere di che cosa è capace l’Italia da sola, senza lo straffottente potere impostoci dalle banche Francesi e Tedesche. Svegliamoci. Non possiamo permettere alla Serbia di entrare in Europa e tantomeno alla Turchia. Anzi, lasciamoli entrare ma usciamone noi.
Un’utopia, purtroppo lo so, ma a me piace sognare un’Italia Libera ed indipendente da tutti gli strapoteri. Con le Regioni che si gestiscono da sole ed investono dove credono meglio nel loro territorio. Il modello Americano di Stati con un potere centrale va benissimo. Tutte le Regioni fanno parte dell’Italia indistintamente ed hanno poteri autonomi, in base alle esigenze del territorio e della propria storia e demografia. Viva il tricolore per il quale milioni hanno perso la vita nei secoli, ma viva anche le Regioni nella loro autonomia.
Facciamoli sti due Referendum e mostriamo al mondo che l’Italia è un Paese pieno di risorse senza dover elemosinare da nessun altro Paese Europeo come Germania e Francia, veloci a chiedere soldi per aiutare Grecia Portogallo irlanda ma lentissimi a dimostrare solidarietà quando un problema gigantesco come quello dei profughi approda alle nostre amate sponde.

