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What killed Amy Winehouse?
http://www.newser.com/story/124630/could-quitting-booze-really-have-killed-amy-winehouse.html
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PRESIDIO-AD-OLTRANZA-DAVANTI-A-PALAZZO-MONTECITORIO
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Agenzia Parlamentare update- Notizie dal Parlamento
http://www.youtube.com/watch?v=OI1TQEExFho&feature=player_embedded#at=20 Dal Parlamento Italiano ultime notizie
Politica e previsioni sul futuro
Previsioni sulla politica italiana per il futuro:
Il pdl verra’ sciolto e ritorneranno a formarsi i partiti che lo hanno composto, rivendicando la loro autonomia e andando a creare nuovi poli che andranno ad allearsi a comporre nuove alleanze. La Lega si scindera’ in due o piu’ correnti altrimenti e’ destinata a perdere ben piu’ consensi, vista l’impopolarita’ di certe decisioni come quella dei ministeri al Nord che non servono assolutamente a niente rispetto ai problemi concreti della gente. Maroni diventera’ il nuovo leader del carroccio e forse anche il nuovo primo ministro del dopo berlusconi. Gli Italiani chiederanno un referendum per abrogare le ricche paghe dei parlamentari ed i loro privilegi.La sinistra privata del suo bersaglio preferito berluscono continuera’ ad arrovellarsi cercando un programma vero per governare con i suoi “dinosauri” senza riuscirci e trovera’ un nuovo bersaglio sul quale scaricare le sue frustrazioni. Grillo continuera’ a cavalcare il malcontento “monetizzando” con i banners del suo cliccatissimo blog. Infine i tre moschettieri del terzo polo continueranno a voltarsi ora a destra ora a sinistra a seconda di come tira il vento, come sono soliti a fare i voltagabbana, e in tutto questo baillame a rimetterci, come sempre saranno i poveri pensionati, i disoccupati, i cassintegrati, i giovani in cerca di lavoro per pagare un mutuo che petmetta loro di farsi una famiglia, mentre chiedendo enormi sacrifici al popolo, i parlamemtari continueranno a vivere come nababbi con le loro pensioni d’oro e le loro paghe stratosferiche, poiche’ alla fine, troveranno il sistema per non fare il referendum di cui sopra
Bossi. Fine di un’era?
Nessuno mette in discussione la leadership di Bossi, farlo potrebbe significare l’espulsione dal partito per chi e’ iscritto. Cio’ non toglie che in questi giorni la stampa ed il web stanno rilanciando il nome di Roberto Maroni come il possibile sucessore del Senatur. Maroni piace. Piace alla base, piace ai vertici e piace anche alle opposizioni. Il suo stile sobrio, la sua flemma diplomatica ed il suo modo di trattare le emergenze piu’ gravi con un savoir fair inaspettato lo hanno promosso agli occhi degli elettori che lo stimano e vedono in lui il naturale traghettatore della Lega da un periodo poco felice, al di la del “fiume inquinato” che rappresenta il Berlusconismo. Bossi naturalmente e’ e rimarra’ comunque l’anima del movimento, ma si sa (berlusconi docet) nessuno e’ per sempre.Bossi ha a suo tempo indicato il “Trota” come il suo naturale successore. Non succedera’. Il nepotismo non sara’ accettato dagli elettori che si riserveranno il privilegio di scegliere da soli chi sara’ il nuovo leader. Maroni, Zaia, Cota, questi tre moschettieri della politica hanno dimostrato di essere all’altezza di sostenere quel cambiamento che si sta prospettando nel futuro della politica italiana chiaro come le nuvole nere che arrivano di solito da Ovest annunciano un imminente temporale. Se Bossi riuscira’ a capire l’urgenza di questo cambiamento sara’ apprezzato dai suoi “soldati” e rimarra’ in ogni caso il “senatore” il “generale” amato e stimato per la sua lungimiranza. Un unico neo nella gestione recente dei fatti politici e’ stato quello di appoggiare la proposta del “superato” e antipatico Calderoli di trasferire i ministeri al Nord. In tempi cosi’ duri per pensionati cassintegrati e disoccupati, complice una crisi che penalizza i partiti di governo,e’ stato l’unico passo falso di Bossi in questi ultimi mesi.
Casta politica l’Italia si sta stancando
POLITICA E CASTA
Arresto Papa, Maroni allarma il Pdl
Berlusconi: siamo noi l’anti-casta
Preoccupazione nel partito per le difficoltà di Alfano
di Marco Conti
ROMA – Gongola Roberto Maroni e sorride soddisfatto Giancarlo Giorgetti. «Noi siamo stati coerenti», ripete il ministro dell’Interno mentre guadagna veloce l’uscita di Montecitorio. Eh già perché lunedì sera, durante la cena ad Arcore, Maroni l’aveva spiegato chiaro al Cavaliere che «noi siamo per la pulizia».
E che «alla fine nella Lega nessuno si tirerà indietro». Eppure il premier aveva fatto spallucce, preoccupato non tanto del destino di Papa, quanto del cambio di linea nel Carroccio e della voglia leghista di non restare travolti dal sentimento anti-casta insediatosi ormai anche nell’elettorato di centrodestra.
«Per il governo non cambia nulla», ripeteva già da qualche giorno il presidente del Consiglio, consapevole di un possibile esito negativo del voto e della possibile valanga di richieste di arresto che potrebbero presto abbattersi sul Parlamento e che il Carroccio, a trazione-maroniana, difficilmente potrà ostacolare. D’altra parte il nuovo equilibrio esistente nella Lega parla chiaro e grazie a Bossi, per ora, è disposta a concedere il suo petto ad un solo perseguitato: Berlusconi.
«Maroni – spiega un ministro del Pdl – è riuscito a fare nel suo partito ciò che in molti speriamo faccia Alfano al più presto nel Pdl». Un auspicio e una speranza che ieri, dopo la debaclè in aula, si sono fatti ancora più forti, ma che si scontra con la scarsissima voglia di Berlusconi di dare altro spago all’Alfano-segretario che piace e convince quando parla, ma che si trova ancora imbrigliato e costretto a finire a cena, ai Due Ladroni, con La Russa, Gasparri e Corsaro.
Il via libera all’arresto per Papa deprime l’umore dei deputati del Pdl e di qualche ministro che temono di finire nel clima del ’93, perché, spiega affranto un peones, «fatto un Papa se ne fanno fuori altri». Ovviamente in un clima ricco di sospetti, Berlusconi da tempo ha, grazie a sondaggi e focus group, il polso dell’umore del Paese che mal sopporta i privilegi della casta specie in un momento di forte crisi economica. Un umore anti-palazzo che traspare con molta evidenza dai giornali di famiglia e che il Cavaliere è tentato di cavalcare sperando di ripetere più o meno lo stesso schema del ’92-’93, quando le sue televisioni sostennero a spada tratta Mani Pulite. D’altra parte Berlusconi si è sempre ritenuto fuori dalla casta bisognosa di pensioni d’oro, auto blu, scorte e privilegi vari e portatore sano di un idea dell’Italia nella quale – come ha spiegato ieri mattina ai coordinatori del Pdl «si fa valere il merito nella scelta delle persone».
«Possiamo vincere le elezioni, con una forza nuova e con una nuova partenza – ha sostenuto il premier ieri mattina – possiamo vincere ancora». Ed è proprio la «forza nuova» e «la nuova partenza» a preoccupare deputati e senatori già in ansia per un posto in lista e da ieri sera ancor più preoccupati per come il clima anti casta ha perforato Montecitorio riportando Maroni a sedere tra i banchi del gruppo della Lega. Come nel ’93.
«Due giornali vicini a noi – ha ammesso ieri il premier parlando ai suoi coordinatori regionali – ci vanno giù più duro di tutti gli altri». Una presa di distanza dalla campagna stampa anti-privilegi condotta da due quotidiani vicinissimi al centrodestra, simile alle tante altre prese di distanza fatte dal Cavaliere in occasioni diverse e altrettanto controverse. Un’affermazione che conferma come il premier abbia fiutato l’aria da tempo ed è pronto a tornare «a quello spirito del ’94 che permetterà – come ha spiegato – di fare piazza pulita di coloro che sono nel Pdl per fare affari».
E così, mentre deputati e senatori si interrogano da ieri su «chi sarà il prossimo» dopo Papa, Berlusconi promette di tornare a settembre a battere l’Italia, «regione per regione», alla ricerca di «aria nuova» e di «nuova linfa». Una prospettiva che allarma quanti nel Pdl ci sono da tempo e sperano di rientrare in lista, e che fa dire all’estroso e ironico deputato Mario Pepe che «la prossima volta Berlusconi il predellino lo fa con noi sotto».
Ieri sera a palazzo Grazioli, Berlusconi ha riunito un consiglio di guerra composto dai capigruppo Cicchitto, Gasparri e Quagliariello, dal segretario Alfano e dal capogruppo di Popolo e Territorio Silvano Moffa. L’ordine di scuderia è di andare avanti e che «ciò che è accaduto non ha conseguenze sul governo», ma già oggi potrebbe registrarsi una nuova spaccatura nella maggioranza, al momento del voto in aula sul rifinanziamento della missione in Libia. La Lega, a trazione Maroni, non ci sta e voterà contro. Anche se stavolta provvederà l’opposizione a salvare la missione militare, si ripeterà lo schema del decreto-rifiuti. «In queste condizioni è difficile reggere», spiega un ministro che dopo il voto in aula ha sconsigliato il Cavaliere a tirare diritto davanti al deputato Papa che, come pietrificato, lo inseguiva con lo sguardo.
«Bossi non tradirà mai, finché ci sono io c’è lui», ripeteva ieri sera il Cavaliere convinto di poter andare avanti sino a fine anno e di scongiurare comunque qualsiasi ipotesi di governo tecnico.
Il Senatùr però ieri sera non si è fatto trovare da Berlusconi che spera di intercettarlo domani in consiglio dei ministri, visto che oggi sarà impegnato a Bruxelles per il Consiglio europeo straordinario. «Se domani in consiglio dei ministri ci troviamo solo Maroni – sostiene a sera sconsolato un sottosegretario – vuol dire però che il governo è finito».
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